Sentiero Digitale Pier Giorgio Frassati

Verso l'alto | Sentiero digitale

PIER GIORGIO
FRASSATI

tappa digitale 2 di 6

Pier Giorgio studente,
quasi ingegnere

Vita da studente (2:06 min)

Studenti uniti da Torino a Bonn (7:50 min)

Pier Giorgio e l’amico di studi Franz, detto Petronio (5:05 min)

Lo stile di Pier Giorgio (2:50 min)

La prima domanda che faccio è legata agli studi: cosa ha studiato e che studente è stato Pier Giorgio Frassati? Cosa voleva fare nella vita?

PGF è stato uno studente un pò scostante, ha iniziato con gli studi classici e poi ha scelto la meccanica e l’ingegneria. Pier Giorgio conseguì la maturità classica nell’ottobre del 1918, il mese successivo si iscrisse alla facoltà di ingegneria meccanica, specializzazione mineraria, presso il Regio Politecnico di Torino. La scelta della specializzazione mineraria derivò dalla volontà di lavorare al fianco dei minatori, la classe operaia più disagiata a quel tempo, che PGF aveva conosciuto in Germania, grazie ai contatti di suo padre; voleva aiutare i minatori a migliorare le loro condizioni di lavoro. 
Pier Giorgio non viene ricordato per i suoi risultati scolastici, tra l’altro era noto che “non sapesse scrivere bene” ma affrontava lo studio con grande serietà. Essendo di famiglia ricca, avrebbe potuto farne a meno, ma era consapevole che per svolgere un mestiere occorreva competenza e voleva entrare nel mondo del lavoro pronto per fare la sua parte; ma studiava soprattutto per servire: a chi gli faceva qualche critica diceva semplicemente che voleva lavorare per i poveri, ovvero per realizzare il mondo giusto che sognava e battersi per la promozione e il riscatto degli umili, quelli che oggi chiamiamo “scartati della società”. Lo studio perciò era un dovere sentito, un impegno convinto ma faticoso, fatto anche di rinunce e di sacrifici.

A questo proposito vi facciamo ascoltare una lettera di PGF a Tonino Villani (luglio 1923) perché esprime la sua volontà di studiare per poi lavorare al fianco dei minatori. Essi erano i più diseredati fra gli operai, il loro lavoro equivaleva ad una condanna a morte: rischiavano ogni giorno crolli nella miniera, assenza di ossigeno, malattie che spesso diventavano incurabili.

Carissimo Tonino,
[—] credimi ho lasciato la Germania con grande rincrescimento perché io sono un grande ammiratore del carattere del popolo tedesco. Qui in Italia la gente cambia opinione ad ogni mutar di vento e poi non v’è più alcuna libertà; io mi trovo più straniero a Torino che in Germania.
Ora io incomincio lo studio interrotto e fra due anni sarò anch’io, se Dio mi darà la vita, a lavorare nella Ruhr e come cattolico aiuterò per quanto possibile i tedeschi nella riscossa […]
Per non essere inferiore ai Comunisti di tutta l’Europa, noi studenti universitari cattolici di Torino stiamo preparando una lettera di protesta contro l’infamia dell’occupazione militare nella Ruhr; lettera che io spedirò alla Sig.na Schwan, affinché ella la trasmetta alle studentesse e agli studenti cattolici di Bonn.
Capisco che le parole servono poco ma almeno faremo capire a loro che i cattolici universitari non sono d’accordo con la politica del governo italiano, ma che sono indignati contro la politica europea che condurrà tutte le nazioni alla fine.”

Saluti a tua sorella, ossequi ai tuoi e a te mille baci da Pier Giorgio.

Come ha vissuto gli anni di università?

Pier Giorgio visse l’università in modo serio ma non esclusivo: rese compatibili con lo studio una serie di impegni che lo coinvolgevano nel contesto studentesco e cittadino. In questo riconosciamo spinte e valori che sono alla base di una moderna concezione di Università, un impegno formativo aperto e capace di integrare gli aspetti sociali, politici, civili e religiosi del contesto di riferimento e non avulsa come a volta è stata intesa.

Possiamo dire che è stato uno studente come tanti altri a Torino?

Si certo, l’impegno negli studi lo rende simile a tante altre migliaia di studenti che sono passati dal Politecnico di Torino. Uno studente che a volte deve rimandare gli esami o ridarli se non è abbastanza preparato.
Nella tappa abbiamo inserito una fotografia di un foglio in cui sono annotati manualmente i suoi esami universitari.

Ecco le sue parole del 25 marzo 1922, come ci riferisce sua sorella Luciana: 

Finalmente quel benedetto esame di Meccanica è dato, sono proprio contento di essermi levato un così grande peso, ora incomincio il lavoro per gli esami di questa estate”.

Ecco cosa scrive invece ad un amico, Isidoro Bonini nell’aprile del 1925 sentendosi travolto dallo studio e trovando poi conforto in altre letture: “Io passo la vita dedicata allo studio, sono come un naufrago che lotta disperatamente con i marosi sempre sperando in una àncora di salvezza, ed io sono così tuffato nelle dispense che esse quasi mi circondano tentando di affogarmi in questa lotta per poter giungere al porto che sarebbe l’esame. La mente inzuppata di questa arida scienza trova ogni tanto pace e refrigerio e godimento spirituale nella lettura di San Paolo. Io vorrei, che tu provassi a leggere San Paolo: è meraviglioso e l’anima si esalta da quella lettura. […]

Insomma si svagava leggendo San Paolo !! Da quello che ho capito però Pier Giorgio sapeva anche integrare l’impegno sui libri con alcune visite “sul campo” a miniere o musei.

Si, infatti approfittava dei suoi viaggi in Germania per motivi familiari per integrare l’impegno sui libri visitando miniere e pozzi. Lo guidava la passione per la geologia: sin da ragazzo raccoglieva pietre e minerali, nelle sue escursioni, fino a formare una vera e propria collezione, accuratamente classificata, con l’intenzione di farne dono all’Università̀. Inoltre è colpito e si entusiasma per il progresso della tecnica: a Berlino, nel 1921, visita il Deutsche Museum, e ne rimane affascinato.

È famosa una lettera che Pier Giorgio scrive ai suoi “corrispettivi” (cioè agli studenti universitari) di Bonn, che protestavano per l’occupazione francese della Ruhr. Come mai si mette a scrivere agli studenti tedeschi?

Per Pier Giorgio, nessuno studia solo per se stesso. L’università è “il mondo di tutti”, il luogo in cui costruire legami e creare relazioni sovranazionali. Ecco cosa scrive agli studenti di Bonn per esprimere solidarietà alla loro rivolta:

ALLE STUDENTESSE E AGLI STUDENTI CATTOLICI DI BONN
Torino, 12 gennaio 1923

“In questi tragici e dolorosi momenti nei quali la vostra patria è calpestata da piedi stranieri, mentre il vostro antagonista come nemico della patria occupa i vostri focolari, vi mandiamo, noi studenti cattolici, l’espressione del nostro fraterno amore.
Non abbiamo la possibilità di mutare la triste situazione, ma sentiamo in noi l’intera forza del nostro amore cristiano che ci affratella oltre i confini di tutte le Nazioni. I Governi di oggi non conoscono il monito del Papa: “La vera pace è più frutto del cristiano amore del prossimo che di giustizia” e preparano per il futuro nuove guerre per tutta l’umanità. La società moderna affonda nei dolori delle passioni umane e si allontana da ogni ideale d’amore e di pace. Cattolici voi e noi dobbiamo portare il soffio di bontà che solo può nascere dalla fede di Cristo.
Fratelli, in queste nuove prove e terribili dolori, sappiate che la grande famiglia cristiana prega per voi; agite perché le sofferenze e i lutti vi siano alleggeriti. Siccome la pace del mondo senza Dio non può tornare, serbate almeno voi, uomini di buona volontà, nei vostri cuori Colui che nella grotta fu annunziato dagli Angeli il Salvatore dell’Umanità.

Pier Giorgio Frassati
Circolo Universitario “Cesare Balbo

Come si sa, Pier Giorgio non riuscì a concludere l’università perché morì improvvisamente quando mancavano solo due esami. Ma nel 2001 fu insignito della laurea ad honorem.

La sua vita è davvero un esempio di impegno universitario maturo, di capacità di prefigurare il proprio ruolo professionale nella società e di impegnarsi per il suo miglioramento. Il giovane PGF rappresenta una fortissima sintesi del suo essere studente, futuro ingegnere, uomo inserito nella storia del suo tempo, consapevole del presente e del futuro da costruire, responsabile non solo della propria vita ma anche della collettività e del bene comune. La sua personalità ricca, complessa, forte, formatasi anche nelle aule e nell’impegno che il Politecnico gli richiedeva, fa di lui una figura significativa nella Torino del XX secolo, conosciuta e amata in Italia e nel mondo.

E ora vediamo insieme quali altre occupazioni e passioni caratterizzavano le giornate di Pier Giorgio studente e cittadino.

PGF amava le letture impegnative e si preoccupava per la Pace nel suo paese, come si ricava da questa lettera che scrive ad un amico, soprannominato scherzosamente Petronio, all’inizio dell’Anno Santo 1925:

Mi sono preparato all’anno Santo leggendo Sant’Agostino, lettura che però non ho ancora ultimata ma da cui ho riportato un immenso gaudio, una gioia profonda che finora purtroppo non era arrivata all’anima mia. […] Dopo passerò agli studi filosofici, se troverò una buona traduzione delle opere di San Tommaso d’Aquino.
Come vedi i propositi per l’anno Santo sono grandiosi: ho trovato il modo per alternare il noioso studio di tecnologia meccanica con letture dilettevoli.
L’anno è incominciato bene. Dopo aver brindato […], abbiamo pregato perché sia pace all’Italia, pace a noi. È questa pace, che è ardente desiderio di tutti noi, venga in quest’anno in cui le grazie del Signore si moltiplicano. 
E ora cittadino Petronio, per noi auguriamo una forte volontà, affinché possiamo presto portare a compimento la laurea. Io sono felice di chiudere la mia carriera studentesca in un anno così bello e ora ti devo salutare perché lo studio mi richiama all’ordine, e mentre auguro a te una buona prosecuzione, auguro soprattutto che tu possegga la vera pace, che è il miglior dono che si possa possedere in questa terra.” 

Colpi di cannone! Pier Giorgio

L’amico a cui Pier Giorgio si rivolge nella lettera che segue si chiama Franz Massetti e diventerà poi un sacerdote. I due però hanno condiviso gli studi e dopo la morte prematura dell’amico Pier Giorgio, Franz scrive un libro in cui ricorda diversi episodi della vita trascorsi con lui. Racconta ad esempio una serata trascorsa a studiare:

Una sera d’estate, dopo cena, mi ero recato a casa sua per studiare con lui; faceva molto caldo e dovevamo portare a termine il più presto possibile la preparazione di un esame che dovevamo sostenere quanto prima; studiavamo fino a notte inoltrata e tanto era il caldo soffocante che dopo la giacca ci togliemmo la camicia e infine anche la canottiera; eravamo rimasti a dorso nudo nel suo studio, con le finestre spalancate, quando, verso l’una di notte, rientra il padre di PGF Alfredo Frassati, dopo il lavoro al giornale la Stampa, di cui era direttore e proprietario. Avendo notato la luce ancora accesa nello studio del figlio, bussò alla porta ed entrò. Pier Giorgio mi presentò al padre, che io incontravo per la prima volta, ed egli, per nulla stupito del nostro costume, quasi balneare, accortosi anzi del mio evidente imbarazzo, cercò affabilmente di togliermi d’impaccio e si fermò a conversare con noi, e chiese del nostro lavoro, del grado della nostra preparazione, felicitandosi con noi per il nostro impegno.”

In questa tappa abbiamo inserito un paio di foto che ritraggono PGF molto giovane, insieme a suo padre Alfredo e insieme a sua sorella Luciana.

Ho letto che i suoi conoscenti descrivono Pier Giorgio come un giovane alto e forte, noto a tutti per essere allegro ed esuberante; dicono che avesse allo stesso tempo un comportamento semplice e signorile; molto cordiale ma anche riservato nei sentimenti; inoltre tendeva a nascondere le opere di carità.

Si confermo. Pier Giorgio era così e attingeva direttamente alla parola di Dio, ma non la ripeteva alla lettera: avendola assimilata, si esprimeva con il suo linguaggio, con espressioni che ne rivelavano la sincerità e la genuinità; le sue parole traducono lo spirito, senza il timore di apparire impreciso e soprattutto senza preoccupazioni letterarie.

Si legge che nelle conversazioni con gli amici, non affermava mai, non esprimeva mai una cosa di cui non fosse profondamente convinto, che non fosse l’espressione di un’esperienza vissuta.

E’ così. Il suo interlocutore rimaneva portato ad andare al di là del suo linguaggio semplice e povero talvolta nella forma, ma sempre molto ricco di contenuto. 
Quando passava davanti ad una chiesa e si segnava con quel suo largo solenne segno di croce, nella sua signorile e virile compostezza, si restava stupefatti della naturalezza del gesto.
Pier Giorgio agisce sempre con spontanea sicurezza, la sua azione è diretta dal suo istinto cristiano privo di complicazioni; tutto fa e dice con estrema naturalezza, il suo agire non è mai un atteggiamento o una posa, lui è un cristiano che crede e opera di conseguenza e non da fastidio e non fa pesare sugli altri il suo modo di vivere cristiano, che tuttavia è una predica continua senza parole, è una continua testimonianza in un certo senso muta, ma più eloquente di ogni discorso, che suscita riconoscenza e affetto; era impensabile non volere bene a Pier Giorgio.