Verso l'alto | Sentiero digitale
PIER GIORGIO
FRASSATI
tappa digitale 3 di 6
La scelta dei poveri
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La scelta dei poveri (7:56 min)
Pier Giorgio sin da piccolo manifesta una sensibilità particolare per i più bisognosi come racconta la sorella Luciana:
“Bussano alla porta di casa. E’ estate, è un’ora calda. Corre ad aprire Pier Giorgio e si trova davanti una povera donna che chiede qualcosa. Nostra madre è fuori… Pier Giorgio, oltre che essere un fanciullo ancora, non ha un soldo in tasca. Un attimo di indecisione, poi la soluzione sorge subito, nuovissima e meravigliosa dalla sua mente: si toglie in fretta le scarpe e le calze e le dà alla poveretta per i suoi bambini.“
Anche Berta, cameriera della famiglia da maggio 1913 a maggio 1914 lo ricorda:
“Pier Giorgio aveva un tratto tutto suo, ed era quello della carità. Quando in strada incontrava un povero o un infelice, ne rimaneva talmente colpito da mostrare sul suo giovane volto i segni della sofferenza e della preoccupazione. E poi non si limitava a dare la sua elemosina, ma rivolgendosi a me e alla sorella, ci spiegava la tremenda condizione di quella gente, come se avesse già l’esperienza di un adulto.“
La carità di Pier Giorgio è frutto maturo del lavorio interno, dell’amore smisurato per il prossimo e per i poveri in modo del tutto speciale: partecipa alle loro sofferenze cercando di alleviarle e nelle soffitte o nei tuguri della Torino degli anni dieci e venti del XX secolo porta la luce della sua persona, il suo inconfondibile sorriso e la sua dilagante vitalità.
Il suo compagno Ettore Moccia racconta:
“Pier Giorgio conosceva fin dai tempi delle elementari dove si annidava la vera miseria e specialmente i vecchi, poveri, che vivevano, come allora s’usava, nelle soffitte. Questi locali sotto i tetti, ahimè, erano assai freddi e quelle povere creature soffrivano. Sotto la sua guida ci premunivamo di sacchi di juta che riempivamo di legna e di carbone. Caricavamo il tutto su un carretto a mano che era riposto in un angolo oscuro di un cortile di una casa in via San Secondo.
Un giorno chiesi a Pier Giorgio chi era il proprietario del carretto e perché glielo aveva concesso in uso. La risposta fu: “Non lo so: una donna che mi aveva visto con il sacco in spalla, mi indicò quel mezzo di trasporto e io lo uso.”
In quel momento non fissai la mia attenzione su questo fatto, anche perché pareva cosa naturale. Oggi però mi rendo conto che la presenza di quel veicolo in quel cortile non era fortuita”.
Pier Giorgio crea una vera e propria rete di volontariato non solo fra i suoi amici, ma anche fra le portinaie di molti caseggiati, le quali segnalano i casi di bisogno e consegnano i pacchi di provviste quando i destinatari sono assenti. Coinvolge pure autisti e tassisti in questa azienda della carità.
Ai domestici di casa sua chiede se hanno vestiario da donare, ma “buoni, perché ai poveri non bisogna dare gli stracci” e alle amiche della Fuci da il vestiario da aggiustare e rammendare per consegnarlo ai poveri in ordine.
Con le conferenze della San Vincenzo Pier Giorgio incontra diseredati, orfani, disoccupati, anziani soli, senza tetto, ammalati: l’umanità scomoda, dimenticata e nascosta.
Dei suoi molteplici atti di carità, compiuti nel silenzio, sanno gli amici e i poveri, non i suoi familiari. Nessuno avrebbe compreso.
Giovanni Pilone racconta:
“A un poveretto che domandava l’elemosina domandò perché non lavorava. Rispose che non aveva più gli strumenti per cuocere e vendere castagne. Pier Giorgio gli comprò tutto e diede a quel povero il modo di poter lavorare.
A un altro povero comprò l’occorrente per fare lo stagnino.”
Ida Marconi è testimone della carità di Pier Giorgio:
“Mio padre era morto di tetano una settimana dopo aver contratto una brutta infezione sul posto di lavoro. Mia madre dovette così industriarsi per guadagnare e mantenerci e cominciò a lavare i panni e a pulire le case di persone benestanti.”
Ida aveva 3 anni nel 1922 quando il vice parroco, don Solero, manda Pier Giorgio presso questa famiglia bisognosa.
“Anche se ero molto piccola conservo un ricordo vivissimo di quel giovane buono e allegro che per quasi tre anni si è occupato di noi.
Pier Giorgio veniva a prendermi all’asilo, mi faceva giocare e cantare. Ogni venerdì il “fratello maggiore” mi portava il Corrierino e negli altri giorni non dimenticava mai di fare piccoli doni sempre molto graditi. Carbone e legna arrivavano puntualmente. Pier Giorgio donò il vestito della prima comunione per me e quello per la cresima di mio fratello.”
A Natale del 1925 (quando Pier Giorgio era già morto) arriva un pacco a casa Marconi con un biglietto: “Pier Giorgio continua la sua opera”. Genitori e amici provvedono ancora per molti anni nell’assistenza a questa famiglia e ad altre bisognose.
La governante tedesca Frau Frieda Villa, quando viene a sapere che il figlio del senatore Frassati, in qualità di socio della conferenza di San Vincenzo, visita di continuo famiglie povere in ogni quartiere di Torino, rimane sorpresa. Domanda al giovane il motivo per cui le effettua. Pier Giorgio sorride alla sua meraviglia e dice:
“Gesù mi fa visita con la Comunione ogni mattina e io gliela restituisco nel modo misero che posso: visitando i poveri”.
Pier Giorgio ama così tanto le lettere di Paolo, che le legge sul pullman mentre va all’università. L’inno alla carità gli è così caro che lo ha copiato a mano.
Nel giorno dei suoi funerali gli occhi del padre, della madre e della sorella si aprono a una realtà totalmente sconosciuta: migliaia di persone arrivano per dare l’estremo saluto all’amico dei miseri e proprio loro toccano la sua bara come fosse quella di un santo.

