Sentiero Digitale Pier Giorgio Frassati

Verso l'alto | Sentiero digitale

PIER GIORGIO
FRASSATI

tappa digitale 4 di 6

Appartenenza all'AC
e alla FUCI

Prima parte (2:52 min)

Seconda parte (1:55 min)

Terza parte (2:10 min)

Quarta parte (1:15 min)

Un dialogo immaginato tra il giovane Pier Giorgio e Silvia Pomoni, studentessa universitaria di Economia. Ad accomunarli, sebbene a distanza di un secolo, l’entusiasta appartenenza alla realtà associativa dell’Azione Cattolica (AC) e l’esperienza attiva tra le fila della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI).

Pier Giorgio Frassati:

Ciao Silvia! Il mio nome è Pier Giorgio Frassati, sono rallegrato della tua conoscenza. So che abbiamo in comune l’appartenenza a due grandi famiglie: l’Azione Cattolica e la Federazione Universitaria Cattolica Italiana.
Io credo fortemente nell’associazionismo. Mi sono iscritto alla Società della Gioventù Cattolica Italiana (ovvero il ramo maschile dell’Azione Cattolica) presso la parrocchia della Crocetta, a Torino, mentre ho conosciuto la FUCI durante i miei studi di ingegneria meccanica al Politecnico di Torino.
Sono convinto che tanto più nei momenti gravi del nostro Paese, noi cattolici e specialmente noi studenti abbiamo un grave dovere da compiere: la formazione di noi stessi. Noi, che per grazia di Dio siamo cattolici, non dobbiamo sciupare i più begli anni della nostra vita, come purtroppo fa tanta infelice gioventù.
Tanto l’AC quanto la FUCI mi hanno aiutato a percorrere questa strada, dando forma al mio modo di vedere e partecipare alla vita sociale e culturale, ma direi anche politica.
Il motto della Gioventù Cattolica era: Preghiera, Azione, Sacrificio. Con tale supporto, ho provato a divenire un uomo di preghiera, in continuo colloquio con Dio (con la mia comunità, nel silenzio della mia camera, sulle altezze delle montagne). Ho provato a testimoniare il Vangelo, vicino ai poveri e spendendo ogni mia misera energia nella cura dei gruppi a cui partecipavo. Numerose volte ciò ha richiesto in me la scelta della rinuncia per mettermi in condizione di fare il bene.
L’Azione Cattolica è per me sentirsi uniti dagli stessi ideali, dagli stessi sogni, dagli stessi impegni. È potersi aiutare a vicenda ad essere fedeli, a crescere.
All’interno del mio circolo FUCI ci ritrovavamo spesso, per confrontarci e capire come potevamo agire. Non era affatto semplice capire la nostra identità di studenti in quei tempi ostili, ma non ci siamo mai arresi a questa ricerca.
Piuttosto, qual è invece la tua esperienza?

Silvia Pomoni:

Ciao!
Fin dalla prima elementare ho partecipato all’ACR nel mio paese e dalle superiori ho iniziato a vivere anche le esperienze diocesane estive. L’Azione Cattolica mi ha trasmesso e fatto toccare con mano la bellezza dell’essere cristiani e del crescere insieme nella Fede.
È stato un sostegno fondamentale nella mia adolescenza.
Ho poi deciso di accettare di diventare una dei responsabili dell’Azione Cattolica Studenti di Milano per prendermi cura in prima persona di una realtà collettiva che mi ha da sempre dato tano, e provare a restituire una parte dell’immensa ricchezza ricevuta.
Da quando mi sono trasferita a Milano per l’università, la Fuci è sempre stata un riferimento e un supporto importante. Arrivata in una città nuova, da fuorisede, l’incontro settimanale della Fuci era un momento speciale della settimana. In Fuci ho imparato l’importanza di un’autentica ricerca della propria strada e dell’essere cristiani attivi nella società. L’appartenenza ad un federazione nazionale permette un confronto con molti giovani che vivono diverse realtà, ma che credono negli stessi valori di fondo. La condivisione e l’essere critici, per essere sempre in cerca di un miglioramento continuo, sono per me tra gli aspetti più importanti che sto sperimentando in questi gruppi.
L’energia e la carica che si percepisce vedendo giovani cristiani impegnati in maniera così convinta ti sprona ad agire in prima persona.
Sono sicura che tu sia stato capace di apportare un grande contributo nei tuoi gruppi!

Pier Giorgio Frassati:

Posso dirti che nel mio circolo FUCI “Cesare Balbo”, a Torino, vivevo strette amicizie, era un ambiente vivace ed io ero desideroso di lavorare assai per il circolo. Qualcuno deve aver parlato di me all’allora Presidente Generale della FUCI, che quando venne a Torino ci tenne a conoscermi e volle propormi presidente del Circolo. Ma con chiarezza ti confido che non volevo avere cariche. Lavoravo sul campo, riservatamente; ti garantisco che c’era molto da fare: certamente i miei doveri da studente (quanti sforzi per conseguire il tanto sospirato diploma!); ma non finisce qui: noi dobbiamo temprarci per essere pronti a sostenere le lotte che dovremo certamente combattere. Ma per tutto ciò occorre: la preghiera continua per ottenere da Dio quella grazia senza della quale le nostre forze sono vane; organizzazione e disciplina per essere pronti all’azione al momento opportuno e infine sacrificio delle nostre passione e di noi stessi, perché senza di esso non si può raggiungere lo scopo.
Tutto ciò richiede un gran lavoro su sé stessi innanzitutto.
In quel periodo storico di fermento, nel dopoguerra, riconosco che le amicizie profonde che mi sono state donate hanno costituito una grande forza. Non erano semplici amicizie adornate di giovanile entusiasmo, ma si fondavano su valori forti; ci somigliavamo per passioni, speranze, modo di intendere l’esistenza.
Io ogni giorno dovrei ringraziare Dio, perché mi ha dato amici così buoni e amiche che formano per me una guida preziosa per tutta la mia vita. Bisogna tenersi uniti insieme a confortarci a vicenda e a spronarci.
Concordi?

Silvia Pomoni:

Assolutamente, questi amici con cui si condividono forti valori di fondo sono compagni fondamentali in tutti i momenti della vita.
Sono un supporto quando necessario, ma anche uno sprono che stimola ad essere critici, interrogarsi, appassionarsi alle cose e andare fino in fondo in importanti discussioni.
Grazie alla Fuci in particolare, ho instaurato una rete di amicizie veramente speciali in tutta Italia. Queste persone ti fanno sorridere il cuore anche solo con la loro presenza e hanno sempre un sorriso pronto per tutti. Ho incontrato persone che sono la testimonianza vivente di quanto sia bello essere cristiani e mettersi al servizio. Sono molto fortunata, perché stare con queste persone mi permette di ricaricare le batterie.
Il confronto e la condivisione di esperienze, anche profonde, mi permette dir rendermi conto che tanti giovani hanno i miei stessi dubbi, paure, problemi. Il sentirsi supportati e non solo in questo, permette di avere una marcia in più e la carica necessaria per affrontare le proprie sfide.