Verso l'alto | Sentiero digitale
PIER GIORGIO
FRASSATI
tappa digitale 5 di 6
Impegno sociale
e politico
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Impegno sociale e politico (5:35 min)
Pier Giorgio Frassati nella sua breve vita si impegna attivamente anche in politica: nel 1920 entra a far parte del Partito popolare dove si distingue per il suo stile, sempre caratterizzato da profonda umiltà: non è raro vederlo pulire la sede o attaccare manifesti. E’ un periodo dove gli scontri con aderenti ad altri partiti sono violenti, anche Pier Giorgio viene coinvolto in diversi episodi: una sera, nella stazione di Porta Nuova, viene aggredito da alcuni fascisti con altri attacchini e il giorno dopo racconta in modo pacato il fatto, spiegando in poche parole il suo comportamento:
“Era necessario rimanere e non dare a vedere paure di sorta: siamo rimasti, ecco tutto”.
In molte altre occasioni Pier Giorgio interviene per difendere i più deboli e in alcuni casi riesce ad evitare lo scontro affrontando con calma gli avversari, i suoi interventi sono convinti e decisi ma sempre rispettosi delle persone.
Nel 1921 partecipa a Roma al congresso della Gioventù Cattolica Italiana, a questo evento risale l’episodio della bandiera ricordato dai suoi amici: durante il tentativo di sfilata, le guardie regie intervengono per eseguire l’ordine di strappare le bandiere ai giovani in corteo. Pier Giorgio chiede al suo gruppo di buttare i bastoni e ogni cosa che possa ferire, dicendo
“Badate bene a quello che fate. Se vogliamo combattere determinati sistemi, non dobbiamo essere noi i primi a usarli”.
Difende il tricolore dalla carica delle guardie in ogni modo e, seppur a brandelli, riesce a salvare la bandiera. Viene rinchiuso insieme ad altri manifestanti nel cortile di palazzo Alfieri, dove incoraggia e consola gli altri giovani. Vedendo i soprusi da parte delle guardie verso un giovane che si rifiuta di lasciare la sua bandiera, interviene urlando Il nome di suo padre al tenente responsabile: la situazione cambia subito, il soldato viene richiamato e proprio grazie al nome di suo padre potrebbe essere liberato prima degli altri ma Pier Giorgio decide di rimanere con i compagni. Al termine di quella lunga giornata, tenendo la bandiera a pezzi in una mano e il rosario in un’altra, invita tutti a pregare
“per noi e per coloro che ci hanno percossi”.
Intuisce presto il pericolo del fascismo ed ad ogni occasione esprime pubblicamente la sua contrarietà, senza farsi ingannare dalle manovre dei fascisti per risultare difensori della religione.
Ad Antonio Villani nel novembre 1922 scrive
“Ho dato uno sguardo al discorso di Mussolini e tutto il sangue ribolliva nelle mie vene: credi, sono stato proprio deluso dal contegno dei popolari. Dove il bel programma, dove la fede che anima i nostri cuori? Purtroppo quando si tratta di salire per gli onori del mondo gli uomini calpestano la propria coscienza.”
Proprio queste convinzioni lo spingono a presentare le dimissioni al circolo “Cesare Balbo” dopo l’esposizione della bandiera in occasione della visita di Mussolini a Torino nel 1923. Pier Giorgio va personalmente a rimuoverla ed esprime tutta la sua indignazione nella lettera scritta a caldo al presidente del circolo per motivare la sua posizione:
“Sono veramente indignato perché hai esposto la Bandiera, che tante volte, benché indegno, ho portato nei cortei religiosi, dal balcone per rendere omaggio a colui, che disfà le opere pie, che non mette freno ai fascisti e lascia uccidere i Ministri di Dio come Don Minzoni ecc. e lascia che si facciano altre porcherie e cerca di coprire questi misfatti col mettere il Crocifisso nelle Scuole ecc. Io mi sono preso tutta la responsabilità e ho tolta questa Bandiera purtroppo tardi e da ora ti comunico le mie dimissioni irrevocabili. Continuerò con l’aiuto di Dio anche fuori del Circolo, benché ciò mi rechi molto dispiacere e farò quel poco che potrò per la Causa Cristiana e per la Pace di Cristo. Desidero che questa mia lettera scritta con fretta ma dettata dal profondo dell’animo sia letta alla prossima assemblea.”
Con profonda stima, Pier Giorgio Frassati
Le dimissioni vengono ritirate il 14 novembre per evitare che siano interpretate
“come opposizione alla persona o aventi altri scopi”
Il suo antifascismo si esprime anche nella decisione di salire a Bardonecchia nell’aprile 1925 per salutare Giuseppe Donati in partenza per l’esilio, episodio che lo stesso Donati ricorderà in una lettera. E’ solo un altro dei fatti che dimostrano che, nonostante la sua giovane età, le idee di Pier Giorgio sono già molto chiare.

