Verso l'alto | Sentiero digitale
PIER GIORGIO
FRASSATI
tappa digitale 6 di 6
Morte e santità
TRACCE AUDIO
La vita finisce, la santità si riconosce (7:52 min)
Quando parlando della morte di una persona si avverte una sorta di coinvolgimento e di ammirazione, allora ci rendiamo più disposti ad accogliere quanto essa ci può comunicare. Quando la sua scomparsa non è percepita come definitiva ma come segno di speranza, allora quella vicenda umana ci diventa vicina, compagna, ci incoraggia. Quando i passi dell’ultima dipartita fanno intravvedere che la fine non è, allora si annusa il lieve profumo di una vita spesa per la pienezza e di una pienezza nuova che attende di essere vissuta.
E interpella se tutto ciò avviene attraverso corpo e anima di un giovane qual è Pier Giorgio Frassati, che in una lettera scrive
“Siccome uno non sa quando la Morte verrà a prenderlo, è grande prudenza ogni giorno prepararsi per morire lo stesso giorno; quindi d’ora in poi cercherò di far tutti i giorni un piccolo preparamento per la morte, per non dovere trovarmi impreparato in punto di morte e dover rimpiangere gli anni belli della gioventù, sprecati dal Iato spirituale”
(lettera 19 luglio 1923).
La vetta più alta, più misteriosa, verso la quale ogni umano compie inesorabilmente il proprio cammino, Pier Giorgio la raggiunge il 4 luglio 1925, a 24 anni. La morte avvenne tra le mura domestiche, dopo alcuni giorni di sofferenza causa poliomielite fulminante, trovando Pier Giorgio solo, sebbene la famiglia fosse presente, ma affaccendata dall’agonia della nonna. In quel clima, Pier Giorgio visse una marcata sofferenza interiore, ma nello stesso tempo resistette in silenzio, senza lamentele o pretese.
“La mia malattia è tale per cui nessun intervento umano può farla cessare …”
Aveva detto ad un amico:
“Il giorno della mia morte sarà il più bello della mia vita”.
L’ammirazione unita al cordoglio certamente non mancò in quei giorni a Torino: come si apprende da questa foto, una consistente folla si radunò per l’ultimo saluto collettivo a quel giovane che durante la propria breve vita si distinse per l’impegno attivo in cui era costantemente immerso, nell’associazionismo cattolico come nelle vicende sociali che riguardavano i suoi luoghi, nell’aiuto fraterno ai poveri come nelle amicizie appassionate dell’oggi e delle sue sfide politiche e religiose. Probabilmente tutti guardavano a quel giovane, che non amava sciupare tempo, riconoscendone chiaramente il suo essere attivo nella speranza di costruire un mondo migliore, arricchito di un pezzo di Regno dei cieli.
Frassati era effettivamente un campione di speranza:
“L’avvenire è nelle mani di Dio; meglio di così non potrebbe andare” (lettera a Marco Beltramo, 3 febbraio 1925).
Ma non una speranza astratta, quanto ben misurata con le ostili vicende del tempo.
“In questo momento così duro per la tua patria, dobbiamo noi cattolici pregare molto Dio che ridoni agli uomini la vera pace. La nostra fede ci assiste, con la grande speranza che questa vita è breve e che dopo soltanto viene la vera vita nella quale la giustizia trionferà”.
(lettera, 15 gennaio 1925)
Ecco l’origine della speranza: non uno sforzo mentale di ottimismo, quanto la ricerca continua dei segni della presenza di Dio, dentro quel rapporto particolare chiamato preghiera. Cristo è la fonte di ogni speranza.
Così, con questa consapevolezza, si rimane al proprio posto, immersi totalmente nei propri vari ambiti, respingendo la tentazione di fuggire dal mondo; così, si tenta di avventurarsi nel vivere pienamente. Ancora una volta, “verso l’alto”.
La santità di Frassati si rivelò attraverso la testimonianza di donne e uomini, molti dei quali sconosciuti alla famiglia, che raccontano della generosità e dell’umiltà di Pier Giorgio, e del bene ricevuto, e unitamente a tanti ricordi danno sostanza alla raccolta di fatti che la sorella Luciana e gli amici avviano e che contribuirà a diffondere la conoscenza di questo notevole modello di vita cristiana.
Molte persone lo prenderanno come punto di riferimento per il proprio percorso di crescita spirituale; tra questi alcuni noti, come ed esempio il riminese Alberto Marvelli o il milanese Giuseppe Lazzati.
A condurlo agli altari per la canonizzazione, un miracolo di guarigione fisica che riguarda la lesione del tendine di Achille di un seminarista nel 2017. La gravità dell’infortunio, confermata dalle diagnosi sanitarie, gli impedì di poter riprendere a camminare. Ma a seguito della preghiera a Dio, in cui il giovane chiese l’intercessione del Beato Pier Giorgio Frassati, egli sentì una tremenda sensazione di calore alla caviglia dolorante e da quel momento la lesione si sanò. Le successive inchieste mediche confermarono questo inspiegabile esito.
Signore Gesù,
donaci il coraggio di volare in alto,
di fuggire la tentazione della mediocrità e della banalità;
rendici capaci, come Pier Giorgio,
di aspirare alle cose più grandi
con la sua tenacia e la sua costanza
e di accogliere con gioia il tuo invito alla santità.
Liberaci dalla paura di non riuscirci
o dalla falsa modestia di non esservi chiamati.
Concedici la grazia,
che Ti domandiamo per l’intercessione di Pier Giorgio
e la forza per proseguire con fedeltà
sulla via che conduce “verso l’alto”. Amen.
